mercoledì 19 dicembre 2007

ESKIMO

Una citazione ogni tanto...

Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l' estate finiva più "nature" vent' anni fa o giù di lì...
Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d' inflazione, quella che chiaman la maturità...

Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos' è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent' anni allora, i quasi cento adesso capirai...

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c' era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...

E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent' anni fa!

Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all' anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò...

Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perchè mi amavi non l' ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perchè fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...

Infatti i fiori della prima volta non c' erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch' io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos...

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell' LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l' avevamo mai fatto e noi che non l' avremmo fatto mai,
quell' erba ci cresceva tutt' attorno, per noi crescevan solo i nostri guai...

Forse ci consolava far l' amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d' un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...


Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...

Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, perchè a vent' anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell' età,
oppure allora si era solo noi non c' entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...

E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s' è perso o no a quei party...

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...

martedì 4 dicembre 2007

Pensieri

L'acqua è bollente e le accarezza dolcemente il corpo sinuoso. Si insapona i capelli dorati e la schiuma soffice la avvolge. Anche le orecchie sono ovattate dal candido manto. Il getto della doccia le tamburella sulla nuca e le ricorda le giornate passate a letto ammalata, quando, dalla finestra chiusa, udiva il suono della pioggia. E' sola ed ha gli occhi chiusi, i suoi pensieri vagano chissà dove. Con la mano destra comincia ad accarezzarsi dolcemente. Parte dall'orecchio e scende verso il viso. Si sofferma sul seno e poi scende giù. Insinua un dito nell'inguine e viene scossa da un fremito. La fessura è umida e le labbra si dischiudono per permetterle di penetrarsi. Comincia a sentire calore e si scioglie di piacere. Ormai è un lago di umori.
Il movimento si fa più veloce e la penetrazione più profonda. Sente le gambe tremare così blocca la mano tra le coscie. Un piacere sadico, la fa fermare. La allontana momentaneamente dall'orgasmo imminente. Poi si rilassa e ricomincia. Si tocca velocemente, il movimento è furioso e con la mano sinistra cerca convulsamente l'appoggio del palo della doccia. Poi viene rumorosamente, respira affannosamente ed è costretta a sedersi. Il getto le arriva violento nel viso, tiene gli occhi chiusi e si sente benissimo, l'orgasmo l'ha squassata e i suoi pensieri vagano, chissà dove.

lunedì 3 dicembre 2007

Non c'è più niente da vedere.

Clima surreale e il freddo che ti entra dentro. Studio la mia città, la guardo in prospettiva, cerco di cogliere cosa è cambiato. C'è una atmosfera diversa, si è strappato il velo che la copriva. La polvere si è sollevata ed ha reso evidente il marcio che c'era.
Già, perchè pensavo che questa città fosse un piccolo paradiso, che l'incontro di diverse culture portasse giovamento. Un ambiente fertile privo di contaminazioni negative. Invece il grave fatto di cronaca ha portato alla luce dinamiche inaspettate. Mi riferisco soprattutto alla grassa borghesia, che ha subito puntato l'indice accusatore su chi le permette di vivere di rendita tutto l'anno.
Clima surreale dicevo, fotografi e telecamere pronti a immortalare anche il minimo battito d'ali, giubbotti pesanti a coprire ingombranti macchine fotografiche, tante domande, rivolte soprattutto a chi si veste elegante per farsi intervistare in centro. Eh già!Purtroppo succede anche questo!La cosa ridicola, come è facile intuire, è che queste persone sono quelle che hanno meno da dire visto che puntano tutto sull'apparenza.
Pomeriggio di sole, qualche scatto rubato. I fotografi si fingono interessati alla meravigliosa fontana di piazza IV Novembre e appena possono rivolgono l'obbiettivo alle scalette. Qualcuno reagisce gridando:"Diritto alla privacy!!!", come un malessere interiore. Una città rovinata dalle troppe menzogne e dalle troppe accuse. Persone che tramite queste poche parole vogliono dire: "andate via, non c'è più niente da vedere..."

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